DUE LAGHI JAZZ
MASTERCLASSES
2008
I DOCENTI
BOBBY WATSON
Uno
tra i principali musicisti della sua generazione, il compositore e
sassofonista contralto Bobby Watson ha alle spalle una notevole quantità di
successi fin dai primi anni ’80, che hanno testimoniato la sua innegabile
individualità di artista. Combinando ragguardevole destrezza e energia con
una qualità interiore che viene direttamente dall’anima, la produzione
musicale di Watson ricopre una vasta gamma di espressioni e di
ambientazioni; dall’assolo di sax al gruppo completo, senza dimenticare i
coraggiosi progetti col suo gruppo Horizon (un quintetto diretto insieme al
percussionista Victor Lewis negli anni ’90) e con i 29th Street Saxophone
Quartet.
L’ultimo lavoro diretto da Watson, Live & Learn, mostra la sua capacità di
spingersi verso suoni impetuosi in numeri intensi quali Thank You e River
Jordan, mentre scava con entusiasmo anche nelle sue radici religiose nel
numero di gospel contemporaneo We Fall Down. Accompagnato da Orrin Evans al
piano, Gregg Skaff alla chitarra, Montez Coleman alle percussioni e Curtis
Lundy al basso, egli adotta un approccio decisamente vocale nel quieto brano
che dà il titolo all’album. Di questo pezzo dice “E’una sorta di riflessione
sulla vita. È tutto ciò che dobbiamo fare. Dobbiamo vivere ed imparare per
crescere, per sopravvivere. Credo che questa sia la chiave della vita in
sé…sbagliare, vivere e imparare. Anche il pezzo ha vari strati. La parte del
basso inizia seguendo il suo schema, poi interviene il piano con la sua
melodia. Ma proprio quando pensi di aver individuato la melodia, si
intromette una chitarra con un nuovo motivo. Dopodiché entra in scena il
sassofono con la melodia finale. Fondamentalmente volevo che ogni nuovo
approccio completasse il brano. Ciascuna melodia individuale rappresenta uno
strato di esperienza e di conoscenza. Quando pensiamo di aver ascoltato
tutto, o capito tutto, c’è sempre qualcosa in più. Ed è questo ciò che mi
trasmette il brano”.
Sempre all’interno di Live & Learn, Bobby abbraccia le calde armonie della
terra in cui è cresciuto, gli Stati Uniti, in Landmarks Lost (la sua ode
alle Torri Gemelle), e si addentra nell’inno funk Stanky P (scritto dalla
moglie Pam) con aggressiva impunità. L’intimo duetto col chitarrista Skaff
nella malinconica Postlude è un interludio delicato, mentre l’allegramente
ritmica Faith in Action fa parte di un ambizioso lavoro su commissione (The
Afroism Suite) che Watson compose nel 1994 e col quale si è esibito a
Vienna, e a Glasgow in Scozia. “Quel pezzo è stato scritto per Art Blakey.
Ho scritto brani per varie persone e questa è la mia dichiarazione musicale
per Art Blakey, perché rappresenta per me la personificazione della ‘Fede in
Azione’. E poi è in ¾ perché Art amava suonare in tre”.
Un altro momento saliente nel debutto di Watson alla Palmetto Records è la
sua speciale interpretazione di I’ve gotta be me, in cui Bobby mette il suo
marchio personale sul brano firmato da Sammy Davis Jr. Come egli stesso ci
spiega “Mi è sempre piaciuto il pezzo di Sammy Davis, fin da quando ero un
ragazzo, ed è diventato il mio credo: come posso andare bene a qualcun altro
se non vado bene a me stesso? Questa è un’affermazione importante. Perciò ho
lavorato su quella canzone per un paio di anni, cercando di avvicinarla ai
miei schemi di riferimento, impiegando le mie armonie e i miei sentimenti. È
il mio motto personale: devo essere me stesso, amo essere Bobby Watson, non
bado a quello che fanno gli altri, sono felice con me stesso e vado avanti
per la mia strada”.
Live & Learn riaccende inoltre il lungo rapporto musicale di Watson col
bassista Curtis Lundy, col quale ha diretto una band nei primi anni ’80.
“Curtis ed io abbiamo lavorato insieme per circa 30 anni” dice Bobby.
“Insieme abbiamo inciso alcune registrazioni con l’etichetta che fondammo
nel 1983, la New Note, e che costituì una sorta di operazione di protezione
per molti musicisti del momento. Poi siamo stati i leader di un gruppo, e
abbiamo portato avanti alcuni progetti per l’etichetta italiana Red Records.
Io conosco bene il suo sound, così come lui sa che cosa voglio
musicalmente.”(I due apparirono insieme nel disco di Watson del 1989 Quiet
As Its Kept for Red Records).
Un legame musicale più recente è quello che si è stabilito tra Watson e il
chitarrista Gregg Skaff, che ha un ruolo importante in Live & Learn. “ Nei
miei ultimi progetti mi sono avvicinato all’avanguardia sassofono-chitarra e
Gregg è il tipo giusto in queste occasioni. Voglio avere un ruolo in cui io
sia libero di esprimere me stesso e Gregg di esprimere sé stesso e di creare
parti in risposta a quello che sto facendo, creando così un movimento di
contrappunto. Ci sono alcune parti in cui suoniamo all’unisono, come in
Stanky P e anche in Why not. Ma in alcuni motivi come You gotta be me, River
Jordan e Faith in Action, Gregg è libero di suonare in opposizione a me.
Così io posso suonare ogni volta in modo diverso, e lui può fare
altrettanto. E più suoniamo in questo modo, più troviamo nuove
combinazioni”.
Watson lavorò per la prima volta con Skaff in una registrazione del 1995 per
l’etichetta Kokopelli , dal titolo Urban Renewal. “Quell’esecuzione era più
elettrica, e lui aveva a disposizione tutti i tipi di effetti e di suoni, e
diverse chitarre. Rimasi colpito da quanto fosse un chitarrista
appassionato, certamente non un chitarrista bloccato in un unico tipo di
suono jazz privo di emozioni. Perciò, qualunque cosa io voglia dalla
chitarra, so che posso averla da lui, come la chitarra acustica che suona in
Landmarks Lost, oppure alcuni pezzi di chitarra ritmica sul genere Freddie
Green. Gregg è molto versatile e molto popolare non solo tra gli
appassionati di jazz, ma anche negli ambienti del pop, e questo mi piace
molto. Infatti conosce tutto ciò che è stato prodotto in materia di chitarra
pop, da Jimi Hendrix fino ad oggi.”.
Live & Learn porta un messaggio eccitante, pensato per scuotere ed esaltare
in modo positivo chi ascolta. “Non mi interessa fare un altro disco jazz per
dimostrare quanto sei appassionato o quanto sei innovativo” afferma Watson.
“Il virtuosismo non era il mio intento primario. L’intento principale è
stato di esprimere le melodie come avrebbe fatto un cantante, e di usare
questi mezzi come trampolino per tuffarmi nel mio stile. Per la gente deve
essere musica da ascoltare e su cui riflettere, e magari per abbandonarsi ai
ricordi. Spero di raggiungere il mio scopo, perché molta della musica di
oggi viene creata per dimostrare qualcosa . Ed io credo fermamente, a questo
punto della mia carriera, di non avere più nulla da dimostrare. Sono
soddisfatto di me stesso e voglio solo un buon mezzo per esprimermi e per
mettermi in relazione con la gente, sulla scia dei favolosi dischi che ho
ascoltato durante tutta la mia vita, come Free For All di Art Blakey, che
ascolto al mattino per caricarmi, o Kind of Blue di Miles Davis, che ascolto
alla sera per rilassarmi”.
Watson non ha mai smesso di mostrare i suoi considerevoli talenti a partire
dal suo debutto nel 1977 con l’etichetta Pye. Nel corso dei successivi 25
anni ha accumulato una discografia che conta circa cento incisioni, incluse
quelle con artisti come Art Blakey, Sam Rivers, George Coleman, Lou Rawls,
Rufus & Chaka Khan, Maynard Ferguson, Carmen Lundy, Bob Belden, John Hicks,
Joe Williams e Wynton Marsalis. Nato a Lawrence, nel Kansas, il 23 agosto
1953, ha cominciato suonando il clarinetto in chiesa prima di passare al sax
contralto all’età di tredici anni. Ha composto e scritto arrangiamenti e per
le band della scuola, e più tardi ha studiato all’Università di Miami. Dopo
essersi laureato nel 1975, Watson si è trasferito a New York e si è unito ai
Jazz Messengers di Art Blakey dal 1977 al 1981, diventando negli ultimi
tempi il direttore musicale del gruppo. Nel corso della sua carriera ha
collaborato con icone del jazz, come i percussionisti Panama Francio, Max
Roach, Charlie Persip, e Louis Hayes, e sassofonisti del calibro di Gorge
Coleman e Sam Rivers. Negli anni ’80 Watson ha diretto alcuni gruppi insieme
a Curtis Lundy, ed ha fondato l’acclamato 29th Street Saxophone Quartet col
contralto Ed Jackson, il tenore Rich Rothenberg e il baritono Jim Hartog. In
collaborazione col percussionista Victor Lewis, Watson ha lanciato il
quintetto Horizon.
Dopo i tre album come leader per l’etichetta Blue Note – No Question About
It (1988), The Inventor (1990) e Post-Motown Bop (1991), Watson ha avuto un
periodo molto fertile nei primi anni ’90 con la Columbia, pubblicando
Present Tense nel 1991, l’acclamato progetto Tailor Made nel 1992, e Midwest
Shuffle nel 1993. Le registrazioni successive includono Urban Renewal con la
Kokopelli, Quiet As Its Kept con la Red Records, Live at Someday in Tokyo
con la Red, ed ora Live & Learn con la Palmetto. Oltre alla sua professione
di musicista e compositore, Bobby è stato anche produttore per giovani
musicisti jazz, tra cui il trombettista Ryan Kisor e il sassofonista tenore
David Sanchez. Ha inoltre composto la colonna sonora originale per il primo
film da regista di Robert De Niro “A Bronx Tale”. Nel 2001 gli è stata
conferita una cattedra universitaria. Al momento lavora come direttore degli
studi di jazz presso l’Università del Missouri, al Conservatory of Music di
Kansas City.
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