Due Laghi Jazz Festival              Premio Massimo Molinero                 Alternate Takes

logo SITE 19

 

 

Due Laghi Jazz Festival

 


 

Due Laghi Jazz Masterclasses

 

Il masterclass

Iscrizioni

Il Programma

Alloggio

Modulo di iscrizione

Links

 


 

 

Premio Massimo Molinero


 



imagine espazio

DUE LAGHI JAZZ MASTERCLASSES 2008

I DOCENTI

BOBBY WATSON

Uno tra i principali musicisti della sua generazione, il compositore e sassofonista contralto Bobby Watson ha alle spalle una notevole quantità di successi fin dai primi anni ’80, che hanno testimoniato la sua innegabile individualità di artista. Combinando ragguardevole destrezza e energia con una qualità interiore che viene direttamente dall’anima, la produzione musicale di Watson ricopre una vasta gamma di espressioni e di ambientazioni; dall’assolo di sax al gruppo completo, senza dimenticare i coraggiosi progetti col suo gruppo Horizon (un quintetto diretto insieme al percussionista Victor Lewis negli anni ’90) e con i 29th Street Saxophone Quartet.
L’ultimo lavoro diretto da Watson, Live & Learn, mostra la sua capacità di spingersi verso suoni impetuosi in numeri intensi quali Thank You e River Jordan, mentre scava con entusiasmo anche nelle sue radici religiose nel numero di gospel contemporaneo We Fall Down. Accompagnato da Orrin Evans al piano, Gregg Skaff alla chitarra, Montez Coleman alle percussioni e Curtis Lundy al basso, egli adotta un approccio decisamente vocale nel quieto brano che dà il titolo all’album. Di questo pezzo dice “E’una sorta di riflessione sulla vita. È tutto ciò che dobbiamo fare. Dobbiamo vivere ed imparare per crescere, per sopravvivere. Credo che questa sia la chiave della vita in sé…sbagliare, vivere e imparare. Anche il pezzo ha vari strati. La parte del basso inizia seguendo il suo schema, poi interviene il piano con la sua melodia. Ma proprio quando pensi di aver individuato la melodia, si intromette una chitarra con un nuovo motivo. Dopodiché entra in scena il sassofono con la melodia finale. Fondamentalmente volevo che ogni nuovo approccio completasse il brano. Ciascuna melodia individuale rappresenta uno strato di esperienza e di conoscenza. Quando pensiamo di aver ascoltato tutto, o capito tutto, c’è sempre qualcosa in più. Ed è questo ciò che mi trasmette il brano”.
Sempre all’interno di Live & Learn, Bobby abbraccia le calde armonie della terra in cui è cresciuto, gli Stati Uniti, in Landmarks Lost (la sua ode alle Torri Gemelle), e si addentra nell’inno funk Stanky P (scritto dalla moglie Pam) con aggressiva impunità. L’intimo duetto col chitarrista Skaff nella malinconica Postlude è un interludio delicato, mentre l’allegramente ritmica Faith in Action fa parte di un ambizioso lavoro su commissione (The Afroism Suite) che Watson compose nel 1994 e col quale si è esibito a Vienna, e a Glasgow in Scozia. “Quel pezzo è stato scritto per Art Blakey. Ho scritto brani per varie persone e questa è la mia dichiarazione musicale per Art Blakey, perché rappresenta per me la personificazione della ‘Fede in Azione’. E poi è in ¾ perché Art amava suonare in tre”.
Un altro momento saliente nel debutto di Watson alla Palmetto Records è la sua speciale interpretazione di I’ve gotta be me, in cui Bobby mette il suo marchio personale sul brano firmato da Sammy Davis Jr. Come egli stesso ci spiega “Mi è sempre piaciuto il pezzo di Sammy Davis, fin da quando ero un ragazzo, ed è diventato il mio credo: come posso andare bene a qualcun altro se non vado bene a me stesso? Questa è un’affermazione importante. Perciò ho lavorato su quella canzone per un paio di anni, cercando di avvicinarla ai miei schemi di riferimento, impiegando le mie armonie e i miei sentimenti. È il mio motto personale: devo essere me stesso, amo essere Bobby Watson, non bado a quello che fanno gli altri, sono felice con me stesso e vado avanti per la mia strada”.
Live & Learn riaccende inoltre il lungo rapporto musicale di Watson col bassista Curtis Lundy, col quale ha diretto una band nei primi anni ’80. “Curtis ed io abbiamo lavorato insieme per circa 30 anni” dice Bobby. “Insieme abbiamo inciso alcune registrazioni con l’etichetta che fondammo nel 1983, la New Note, e che costituì una sorta di operazione di protezione per molti musicisti del momento. Poi siamo stati i leader di un gruppo, e abbiamo portato avanti alcuni progetti per l’etichetta italiana Red Records. Io conosco bene il suo sound, così come lui sa che cosa voglio musicalmente.”(I due apparirono insieme nel disco di Watson del 1989 Quiet As Its Kept for Red Records).
Un legame musicale più recente è quello che si è stabilito tra Watson e il chitarrista Gregg Skaff, che ha un ruolo importante in Live & Learn. “ Nei miei ultimi progetti mi sono avvicinato all’avanguardia sassofono-chitarra e Gregg è il tipo giusto in queste occasioni. Voglio avere un ruolo in cui io sia libero di esprimere me stesso e Gregg di esprimere sé stesso e di creare parti in risposta a quello che sto facendo, creando così un movimento di contrappunto. Ci sono alcune parti in cui suoniamo all’unisono, come in Stanky P e anche in Why not. Ma in alcuni motivi come You gotta be me, River Jordan e Faith in Action, Gregg è libero di suonare in opposizione a me. Così io posso suonare ogni volta in modo diverso, e lui può fare altrettanto. E più suoniamo in questo modo, più troviamo nuove combinazioni”.
Watson lavorò per la prima volta con Skaff in una registrazione del 1995 per l’etichetta Kokopelli , dal titolo Urban Renewal. “Quell’esecuzione era più elettrica, e lui aveva a disposizione tutti i tipi di effetti e di suoni, e diverse chitarre. Rimasi colpito da quanto fosse un chitarrista appassionato, certamente non un chitarrista bloccato in un unico tipo di suono jazz privo di emozioni. Perciò, qualunque cosa io voglia dalla chitarra, so che posso averla da lui, come la chitarra acustica che suona in Landmarks Lost, oppure alcuni pezzi di chitarra ritmica sul genere Freddie Green. Gregg è molto versatile e molto popolare non solo tra gli appassionati di jazz, ma anche negli ambienti del pop, e questo mi piace molto. Infatti conosce tutto ciò che è stato prodotto in materia di chitarra pop, da Jimi Hendrix fino ad oggi.”.
Live & Learn porta un messaggio eccitante, pensato per scuotere ed esaltare in modo positivo chi ascolta. “Non mi interessa fare un altro disco jazz per dimostrare quanto sei appassionato o quanto sei innovativo” afferma Watson. “Il virtuosismo non era il mio intento primario. L’intento principale è stato di esprimere le melodie come avrebbe fatto un cantante, e di usare questi mezzi come trampolino per tuffarmi nel mio stile. Per la gente deve essere musica da ascoltare e su cui riflettere, e magari per abbandonarsi ai ricordi. Spero di raggiungere il mio scopo, perché molta della musica di oggi viene creata per dimostrare qualcosa . Ed io credo fermamente, a questo punto della mia carriera, di non avere più nulla da dimostrare. Sono soddisfatto di me stesso e voglio solo un buon mezzo per esprimermi e per mettermi in relazione con la gente, sulla scia dei favolosi dischi che ho ascoltato durante tutta la mia vita, come Free For All di Art Blakey, che ascolto al mattino per caricarmi, o Kind of Blue di Miles Davis, che ascolto alla sera per rilassarmi”.
Watson non ha mai smesso di mostrare i suoi considerevoli talenti a partire dal suo debutto nel 1977 con l’etichetta Pye. Nel corso dei successivi 25 anni ha accumulato una discografia che conta circa cento incisioni, incluse quelle con artisti come Art Blakey, Sam Rivers, George Coleman, Lou Rawls, Rufus & Chaka Khan, Maynard Ferguson, Carmen Lundy, Bob Belden, John Hicks, Joe Williams e Wynton Marsalis. Nato a Lawrence, nel Kansas, il 23 agosto 1953, ha cominciato suonando il clarinetto in chiesa prima di passare al sax contralto all’età di tredici anni. Ha composto e scritto arrangiamenti e per le band della scuola, e più tardi ha studiato all’Università di Miami. Dopo essersi laureato nel 1975, Watson si è trasferito a New York e si è unito ai Jazz Messengers di Art Blakey dal 1977 al 1981, diventando negli ultimi tempi il direttore musicale del gruppo. Nel corso della sua carriera ha collaborato con icone del jazz, come i percussionisti Panama Francio, Max Roach, Charlie Persip, e Louis Hayes, e sassofonisti del calibro di Gorge Coleman e Sam Rivers. Negli anni ’80 Watson ha diretto alcuni gruppi insieme a Curtis Lundy, ed ha fondato l’acclamato 29th Street Saxophone Quartet col contralto Ed Jackson, il tenore Rich Rothenberg e il baritono Jim Hartog. In collaborazione col percussionista Victor Lewis, Watson ha lanciato il quintetto Horizon.
Dopo i tre album come leader per l’etichetta Blue Note – No Question About It (1988), The Inventor (1990) e Post-Motown Bop (1991), Watson ha avuto un periodo molto fertile nei primi anni ’90 con la Columbia, pubblicando Present Tense nel 1991, l’acclamato progetto Tailor Made nel 1992, e Midwest Shuffle nel 1993. Le registrazioni successive includono Urban Renewal con la Kokopelli, Quiet As Its Kept con la Red Records, Live at Someday in Tokyo con la Red, ed ora Live & Learn con la Palmetto. Oltre alla sua professione di musicista e compositore, Bobby è stato anche produttore per giovani musicisti jazz, tra cui il trombettista Ryan Kisor e il sassofonista tenore David Sanchez. Ha inoltre composto la colonna sonora originale per il primo film da regista di Robert De Niro “A Bronx Tale”. Nel 2001 gli è stata conferita una cattedra universitaria. Al momento lavora come direttore degli studi di jazz presso l’Università del Missouri, al Conservatory of Music di Kansas City.
 

Modulo di iscrizione

 

Due Laghi Jazz Masterclasses

imagine espazio

logo SITE 11

logo SITE 15

logo SITE 12